Come lavoro

All’inizio di qualunque forma comunicativa c’è l’ascolto. Un ascolto che non è solo attenzione a ciò che viene detto, ma anche a quello che si muove sotto le parole. Accolgo ciò che la persona porta, lo attraverso e glielo restituisco in una forma che possa riconoscere. A volte ci vuole tempo perché le cose prendano forma. Poi arriva una parola, un’intuizione, e qualcosa si apre. La persona spesso la riconosce subito, come se l’avesse sempre saputa ma non l’avesse mai sentita dire. Da lì nasce il percorso vero.

Dove sei? Dove vorresti stare? Come ci puoi arrivare?

Per rispondere a queste domande lavoro con alcuni strumenti, tra cui il genogramma, le sculture familiari, il diario di bordo e l’interpretazione di sogni, disegni e scritti. Sono alleati meravigliosi, ma restano al servizio di qualcosa di più semplice e più prezioso: la profonda connessione che si sviluppa in una relazione terapeutica tra due o più persone in apertura e in fiducia reciproca.