La psicoterapia online funziona?

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“Ma online è la stessa cosa?” È la domanda che sento più spesso, a volte esplicita, a volte nascosta dietro un’esitazione: “preferirei di persona, ma con i miei orari…”. Ed è una domanda legittima. Affidare le proprie fragilità a uno schermo sembra, istintivamente, una versione ridotta della cosa vera. Vorrei rispondere con onestà — con i dati, e con quello che vedo ogni settimana nel mio lavoro.

Cosa dice la ricerca

Negli ultimi quindici anni si è accumulata una letteratura scientifica solida su questo tema, e la risposta è sorprendentemente chiara: la psicoterapia condotta in videochiamata produce risultati clinici equivalenti alla terapia in studio. Non simili, non “quasi uguali” — equivalenti.

Una meta-analisi di Carlbring e colleghi (2018), pubblicata su Cognitive Behaviour Therapy, ha analizzato studi controllati randomizzati confrontando terapia online e in presenza: nessuna differenza significativa di efficacia, con benefici che si mantengono nel tempo. Fernandez e colleghi (2021), su Clinical Psychology Review, hanno confrontato specificamente la terapia video con quella faccia a faccia: stessa riduzione dei sintomi, stessa tenuta ai follow-up. Norwood e colleghi (2018), su Clinical Psychology & Psychotherapy, hanno analizzato oltre 3.500 partecipanti e confermato il quadro — aggiungendo un dato importante: l’alleanza terapeutica, cioè la qualità del legame tra terapeuta e paziente, si costruisce anche a distanza, senza che eventuali differenze di sfumatura si traducano in una riduzione dell’efficacia. Una revisione sistematica più recente di Krzyzaniak e colleghi (2024), su Journal of Telemedicine and Telecare, ha confermato livelli di efficacia comparabili tra interventi in telehealth e trattamenti in presenza per i disturbi d’ansia e condizioni correlate.

Il dato più ampio viene da Barak e colleghi (2008), che in una revisione su oltre 9.000 partecipanti pubblicata su Journal of Technology in Human Services hanno confermato risultati positivi e duraturi per gli interventi psicoterapeutici condotti via internet. E la meta-analisi di Andersson e colleghi (2014) su World Psychiatry — una delle riviste psichiatriche più autorevoli al mondo — ha ulteriormente consolidato il quadro: terapia online e terapia in presenza producono risultati sovrapponibili per la maggior parte dei disturbi più comuni. Il cervello umano riesce a cogliere empatia, calore e presenza attraverso il tono della voce, le microespressioni, il linguaggio. Lo schermo non annulla questo — lo filtra, ma non lo blocca.

Ma allora è identica? No. È diversa.

Ed è qui che voglio essere preciso, perché “equivalente nei risultati” non significa “uguale nell’esperienza”.

In presenza c’è il rituale: esci di casa, attraversi la città, entri in uno spazio dedicato solo a quel lavoro. Il tragitto di ritorno è spesso parte della seduta — il momento in cui le cose si depositano, in silenzio, prima di rientrare nel resto della vita. C’è il corpo intero nella stanza. Per alcune persone questo rituale è prezioso, quasi terapeutico in sé. Online c’è altro. C’è il fatto — che da sistemico trovo genuinamente affascinante — che il paziente mi riceve nel suo mondo: vedo la sua stanza, sento il campanello, a volte passa il gatto o si sente qualcuno in cucina. Il contesto che in studio devo ricostruire attraverso il racconto, online entra nell’inquadratura. E c’è un effetto che la ricerca documenta e che vedo confermato ogni settimana: alcune persone si aprono di più da casa. La distanza fisica dello schermo, paradossalmente, abbassa le difese. Certi argomenti difficili escono prima, con più fluidità.

Per chi è particolarmente indicata

L’online abbatte barriere reali: chi vive lontano da professionisti specializzati, chi ha orari incompatibili con gli studi tradizionali, chi ha limitazioni di movimento, chi vive il tragitto stesso come ostacolo — inclusa quell’ansia anticipatoria che, ironicamente, impedisce a chi ne avrebbe più bisogno di arrivare in uno studio. Per una coppia con figli piccoli, poter fare la seduta la sera da casa senza babysitter può essere la differenza tra iniziare un percorso e rimandarlo ancora.

Il punto di partenza non è cosa non funziona nella persona, ma dove si trova rispetto agli altri. È la premessa della terapia sistemica individuale.

Ci sono situazioni in cui la presenza è preferibile o necessaria: quadri clinici complessi che richiedono monitoraggio, gravi dipendenze con bisogno di supporto territoriale, o semplicemente persone che sentono di aver bisogno di uno spazio fisicamente separato dalla propria vita. Un professionista serio te lo dice con franchezza — anche a costo di rimandare in studio. 

La cosa che conta davvero

Decenni di ricerca concordano su un punto: il fattore che più predice l’esito di una terapia non è la tecnica, non è l’orientamento, e — ora lo sappiamo — non è nemmeno il formato. È la relazione terapeutica. Sentirsi compresi, al sicuro, in alleanza con qualcuno che sa stare con quello che porti.

Quella relazione passa attraverso lo schermo. Lo vedo ogni settimana: ci sono percorsi online in cui accade tutto quello che deve accadere — le svolte, i silenzi pieni, le lacrime, i cambiamenti veri. Perché la terapia non abita le pareti di uno studio. Abita lo spazio tra due persone. E quello spazio, se c’è, si crea ovunque.

La domanda giusta non è “online o in presenza?”. È “con chi?”. Scegli il professionista giusto, poi il formato più sostenibile per la tua vita. La terapia migliore è quella che riesci davvero a fare.

Se leggendo hai riconosciuto qualcosa, ne possiamo parlare. Una chiamata conoscitiva di quindici minuti è gratuita e serve a capire se ha senso lavorare insieme. Il modo più veloce è scrivermi su WhatsApp al 328 752 0668, oppure chiamare lo stesso numero.


Riferimenti bibliografici

Andersson, G., Cuijpers, P., Carlbring, P., Riper, H., & Hedman, E. (2014). Guided Internet-based vs. face-to-face cognitive behavior therapy for psychiatric and somatic disorders: a systematic review and meta-analysis. World Psychiatry, 13(3), 288–295.

Barak, A., Hen, L., Boniel-Nissim, M., & Shapira, N. (2008). A comprehensive review and a meta-analysis of the effectiveness of Internet-based psychotherapeutic interventions. Journal of Technology in Human Services, 26(2–4), 109–160.

Carlbring, P., Andersson, G., Cuijpers, P., Riper, H., & Hedman-Lagerlöf, E. (2018). Internet-based vs. face-to-face cognitive behavior therapy for psychiatric and somatic disorders: an updated systematic review and meta-analysis. Cognitive Behaviour Therapy, 47(1), 1–18.

Fernandez, E., Woldgabreal, Y., Day, T., Pham, T., Gleich, B., & Aboujaoude, E. (2021). Live psychotherapy by video versus in-person: A meta-analysis of efficacy and its relationship to types and targets of treatment. Clinical Psychology Review, 89, 102077.

Krzyzaniak, N., Greenwood, H., Scott, A. M., et al. (2024). The effectiveness of telehealth versus face-to-face interventions for anxiety and related conditions: A systematic review and meta-analysis. Journal of Telemedicine and Telecare.

Norwood, C., Moghaddam, N. G., Malins, S., & Sabin-Farrell, R. (2018). Working alliance and outcome effectiveness in videoconferencing psychotherapy: A systematic review and noninferiority meta-analysis. Clinical Psychology & Psychotherapy, 25(6), 797–808.

Più che la cura di sintomi specifici, come la depressione, i disturbi d’ansia, gli sbalzi d’umore, preferisco riferirmi, in un percorso psicoterapico, alla ricerca dell’equilibrio e del benessere. Ritrovare la propria centratura per potere contattare meglio le proprie risorse. Prendersi cura di sé, in tutte le sfere dell’esistenza, per ritrovare il proprio Ordine. Tutto ciò che crea uno squilibrio può essere affrontato e risolto.